mercoledì 25 febbraio 2009

Niuluc



venerdì 30 gennaio 2009

Salvatore Borsellino

domenica 11 gennaio 2009

Da dove è partito tutto

Mi ricordo sempre l'odore del caldo, della terra che cuoce zitta zitta sotto i piedi, un campo che due volte all'anno si trasformava nella Festa de L'Unità. Non mi ricordo quanti anni avessi, 6 o 7 ma forse 5, ma di sicuro non importa. Importa che era settembre. Un settembre che non conosceva ancora l'acqua del cielo. Il silenzio estivo di domenica non esisteva. Era la prima di campionato, non c'era Sky, non c'era quelli che il calcio. C'era la radio amplificata a sufficienza da coprire le porchemadonne di quelli che ascoltavano le cronache dei vari giornalisti inviati sui campi di calcio. E c'ero io che non sapevo che fare, dato che al calcio non mi son mai riuscito ad appassionare. Sarà per i piedi che non son buoni, sarà perché a correre dietro ad un pallone son buoni anche i cani, sarà perché il mi babbo non m'hai portato nei pulcini a scarpinare su e in giù, fatto è che andavo a giro per il campo.
Il campo era enorme. Non era come i campi di oggi tutti belle delimitati da marciapiedi strade muri. Era campo di quello che inizia e finisce solo se c'è una fossa. Era campo e prateria del west, era la pista di atterraggio di improbabili voli a braccia aperte mentre corri. Ma era anche il campo dei box di lamiera che prendevano significato con la festa: il box dove d'inverno si giocava a carte era quello dei buoni del ristorante, quello dove ti nascondevi dietro per pisciare era quello che faceva da camerino per le orchestrine del liscio. Io mi perdevo dietro al mio girovagare senza senso. Prima tra le panche della pizzeria, poi a bussare sui bandoni della gelateria. E intanto sentivo le urla per un gol fatto mancato dubbio, un fallo. Un mondo che non mi interessava. Preferivo andare a vedere cosa succedeva alla pista da pattinaggio e poi da lì andare oltre verso il ristorante.

Non ci faccio caso preso come sono da vedere i sassi che scappano via dalle mie scarpe. Il giallo dell'erba bruciata mi sembra uno spettacolo degno di interesse. Non voglio passare dalla pista, non perché ci pattina qualcuno, ma perché con il caldo m'ha detto il mi fratello che se ci caschi ti bruci se non ti tiri su subito. Dice che domani ci cuoce un uovo come quello di Terence Hill, solo che gli struzzi in Italia non ci sono. Domani sento la mamma se un uovo grosso da cuocere ce lo trova, chissà che ganzo vedere come sfriggola su quelle mattonellone rosse tutte grosse che chissà quanto pesano. Poi guardo il palo dell'altoparlante, quello che chiama i numeri della ruota che si vincono i prosciutti e le biciclette, ma quelle è difficile, ne tirano su una a sera. E l'altoparlante è acceso anche se è pomeriggio. Bisogna che chiudo gli occhi che se no il sole me li brucia e la mamma me le dà perché me l'ha detto di starci attento. Come mi piace la bandiera rossa, mi piace il rosso, e poi c'è quella della pace tutte belle attaccate al palo. Ma non sventolano che manca il vento. Sento friggere l'altoparlante. Chissà chi chiamano. Perché di giorno si accende solo per chiamare la gente a dare una mano a chi è a preparare da mangiare.

E qui bisogna che vi spieghi una cosa. Perché se no non capireste come mai mi s'è piantato un chiodo in testa.
Fin da piccolo, ma piccolo piccolo, fin da quando m'hanno riportato a casa dall'ospedale, io al silenzio non mi ci sono mai abituato. Per farmi stare buono mi mettevano la radio vicina come sottofondo e io stavo tranquillo. Non piangevo nemmeno quando scacacciavo, nemmeno per fame. Stavo lì a pugnetti chiusi e occhi aperti. Zitto ma sveglio. Poi piano piano son cresciuto quel tanto che bastava da poter fare due cose:

La prima, scaccolarmi

La seconda, arrivare a spippolare la radio. Dopo essermi lavato le mani.
Una vecchia radio a transistor Grundig, di quelle portatili con la finta radica fatta in plastica. Capire che un pomello toglie la voce e che l'altro la cambia grattando durante il passaggio fu determinante. Capii dopo che la linea rossa si muoveva verso destra o sinistra in base al pomello grande, ma non era essenziale. Invece che stare a pugnetti chiusi potevo togliere voce a Gianni Togni che insisteva che fosse semplice come dar calci ad un barattolo in favore di corse su moto cromate di sera d'estate. E tutta sta gente era lì dentro a comando. Fantastico. Poi però la radio iniziò a gracchiare sempre, la mi mamma soffriva di emicrania e sicché non potevo tenerla accesa tanto e a seconda dei giorni nemmeno poco. Fatto sta che di musica in casa mia non ne entrava nemmeno a pigiarcela. C'erano i dischi ma non c'era il giradischi, e poi anche se ci fosse stato non me l'avrebbero detto, perché i dischi sono delicati, mica roba da bambini. Autoradio niente. Insomma, niente musica, tranne che quella degli spettacoli della Rai. Ma non potevo girare i pomelli, e non mi piaceva. E sono arrivato così fino al campo con il suo altoparlante che sfrizzola e al silenzio creato dall'assenza momentanea di bestemmie.

Aspetto che la voce del Bartolini chiami qualcuno al ristorante, che c'è i polli da mettere sulla griglia. Io son piccino e m'ha detto il Biondo che se gli sto d'intorno mi ci mette anche a me sulla griglia perché all'incirca un pollo è grosso come me. A me mi pare di no, ma ci sta che nella fretta mi ci possa mettere anche a me. E invece il Bartolini non dice niente. Però piano piano parte qualcosa. Non si capisce bene, ma non si capisce bene nemmeno i numeri del prosciutto. Bisogna stare fermi e alzare un orecchio con la mano a conchiglia d'intorno come fanno nei film. I russi e gli americani insieme, o icché ci fanno? non si capisce. Il tuono, non mi meraviglio. Boh. Ecco ecco, alzano il volume, sono finite le partite si vede. Si sente anche senza mani intorno agli orecchi.

E mi sono ritrovato a sentire questa canzone



Parte piano, poi va forte e poi torna piano, e c'è il pianoforte e uno strumento che fa un suono come cantare con il naso tappato. E non finisce. Cioè quando rallenta finisce sempre la canzone. E invece questa continua. Non capisco bene sta cosa del mettersi di fianco per guidare, perché il babbo sta seduto, mica si sdraia. Però mi piace. E poi dice lento lento adesso batte più lento ciao come stai. Si vede che stava male. Però mi pare che ora stia meglio. Aspettano senza avere paura domani. Bella, bella m'è proprio piaciuta. Devo sentire il Bartolini se me la rimette domani.

Allora non sapevo che avevano fatto una cassettina da mettere in sottofondo durante le ore di nulla assoluto precedenti al liscio. "Canzoni per la pace" l'avevano chiamata. C'era De Andrè dentro, De Gregori, Guccini, Bennato, John Lennon. Non la cercate nei canali ufficiali, era la classica cassettina fatta a casa. Però poi per tutto il tempo della festa me la sono sentita ed ero contento. Sì ok, non era come girare le manopole, però caspita, si poteva sentire a volume alto. E poi era pur sempre musica. Non ti permetteva di sentirti solo. Poi la festa de L'unità finisce e niente musica.

Passa qualche anno. Nel frattempo arriva il primo walkman, la cassettina copiata appare in casa e Lucio Dalla inizia ad avere un volto e soprattutto delle spalle pelose anche per me. Succede il casino planetario di Caruso. Pavarotti che spinge questa canzone in tutti gli anfratti possibili. Poi arrivano i Queen, i Crash Test Dummies con MMMMMMMMM, i dischi di De André che adesso posso mettere sul giradischi perché son cresciuto. E la musica in genere inizia ad accompagnarmi un po' più da vicino. Mi sembra però che mi manchi qualcosa: come leggere senza saper scrivere. Voglio imparare a suonare uno strumento. Alla scuola media danno lezioni pomeridiane di pianoforte. Io che nel frattempo ho sentito Bohemian Rapsody mi dico che il piano è quello che fa per me. Inizio le lezioni e mi faccio comprare una tastiera (una Nashita 505). Ma non è quello che pensavo, dopo 4 mesi fine lezioni e tastiera utilizzata come reggi abiti. La musica continua comunque ad accompagnarmi. Lo stereo in casa è sempre acceso il pomeriggio dato che la mi mamma lavora (ma l'emicrania la segue fedele come Snoopy), e così arriva il Live after Death degli Iron Maiden, la Nannini, the Dark side of the Moon. Ormai mi sono abituato all'idea dell'ascoltatore, anzi, mi basta il tamburellare delle dita sul tavolo.

E poi come al solito arriva la tranvata proprio mentre ti giri a guardare fuori dalla finestra.

Stanco delle cassette e dei vinili metto la radio. Tengo premuto il + e la frequenza sale. Mi fermo come vedo il simbolo della stereofonia. Radio Blu. Boh, chissà che danno di pomeriggio. Lo speaker dice Dalla. Forte, mi piace, speriamo diano Balla Ballerino, è tanto che non la sento. No, cazzo è un live di 10 anni fa. DallAmeriCaruso. Le versioni dal vivo non mi piacciono. Poi senti che introduzione. Cambio subito. No no, la conosco, aspetta. Futura. Da piccolo pensavo che si fossero fatti male. Che fava che ero. Chissà chissà domani... non ci canta, mi fa incazzare sta cosa che non canti sul live. Però senti la chitarra come viene fuori, bella. Nell'originale non è così. Bella. Senti senti, pare quasi che pianga. Bella, ora vien dietro a Lucio. Pare un mandolino. Ora jazza, cresce. Senti come entra 'gnorante con il distorto. Però Lucio pigia sulla voce, gran canna, ma la chitarra gli fa da ombra. Bella. E' come una seconda voce, una seconda pelle. Bello il gioco con il volume dopo che hanno fatto l'amore.....

E così il 31 dicembre del 95 andai a comprare una chitarra classica tanto per iniziare. La mi mamma, memore della tastiera arreggi abiti, mi disse "Spendici poco, che tanto tempo due giorni la trovo a reggere le camice". Non ho più smesso di suonare. Quella Yamaha ce l'ho ancora oggi, anche se adesso è pitonata rosa, e le fanno compagnia altre 6 chitarre. Futura non l'ho mai imparata perché non ci si può mettere a scomporre Dio con il bisturi di una partitura. Non mi sono mai sentito maturo per esprimere tutte quelle emozioni con le mie mani sulla tastiera. Sono stati altri che hanno avuto la sfortuna di venir sezionati: il funky di Prince, i riffettoni degli ACDC-Zep-Queen, il rock italiano di Vasco e Ligabue etc etc.

Ma per me Ricky Portera rimane l'inavvicinabile Prometeo della mia folle passione per la chitarra.

Se oggi ho la fortuna di aver un gruppo e con esso una ulteriore famiglia, se grazie alla chitarra ho conosciuto gente, posti, superato crisi, so che tutto è partito da un chitarrista che m'ha fatto capire quanto cuore si possa mettere in equilibrio su di un manico di chitarra. E pertanto, per avermi migliorato la vita contagiandomi con questa meravigliosa malattia, io lo ringrazio. Non sarò mai bravo come lui, ma ciò non scalfisce minimamente la gioia che mi da il suonare.

Grazie


Ps: compiti per casa: comprate DallAmeriCaruso e ascoltatevi la n°10, Futura.

giovedì 1 gennaio 2009

Frasi frasi frasi per iniziare bene il 2009

Questo post è per le frasi che conservo in testa e che mi donano serenità. Alcune sono sceme, altre profonde ma servono tutte. Nessuna è mia e pertanto ringrazio le persone che le hanno dette per avermele incise dentro . Buon 2009

"Neanch'io mi ricordo granché ma ho la bocca impastata delle serate importanti"

"E il Pastacaldi è sempre grullo uguale?"

"Ha quel che di finocchio francese"

"Se s'ha 28 anni? Era sempre vivo Kurt Cobain quando s'aveva 28 anni!"

"Vi sono tante aurore che devono ancora risplendere"

"Birriniiiiiiiiiiiiiii!"

"Mi sento come Vasco Rossi il giorno dopo"

"C.T. C.T. mi sentìo aipperso"

"10 minimo!!!"

"Che anno di merda"

"Che ogni giorno tu possa riscoprire la giovinezza"

"L'amore passa ma il bene rimane"

"Te vai, io ti seguo"

"Strappatevi il cuore dal petto, tiratelo nella trincea nemica e andate a riprendervelo"

"Ma come sei scemo"

"Non cambi mai eh?!"

"Animalaccio!!!"

"Boh, fai te"

"Ovvia giù, facciamo anche sta cazzata"

lunedì 15 dicembre 2008

Teorizzazione del distacco

Ci pensavo giusto giusto l'altro giorno. Oddio, l'altro giorno. Era iniziato da poco novembre e ora siamo sotto Natale..... però va bene così. Nel senso che è talmente vivo come ricordo che mi pare ieri. Ero sul Lungo Bisenzio e me ne stavo tornando alla macchina dopo aver fatto il fantastico modulo ISEE. C'era ancora il sole e il caldo. Oddio, era così fino ad una settimana fa, prima che iniziasse a piovere. Però mica lo potevo sapere a inizio novembre come sarebbe stato il tempo a dicembre e mi volevo godere quelli che pensavo sarebbero stati gli ultimi momenti di gioia atmosferica. Si stava proprio proprio bene. Tranquillo. Praticamente da solo sulla ciclabile. E così uno si mette a pensare. E le prime cose che ti vengono in mente sono le mille passeggiate che ti sei fatto negli anni a bordo fiume, quando si spinse la Panda del Pagni che non voleva ripartire e io e il ciccio si bestemmiava come turchi protestanti affinché il proprietario mettesse la seconda. Oppure della volta che mi misi a suonare il Gatto e la Volpe lì una sera dell'ultimo anno del liceo, oppure oppure oppure e poi si arriva ai giorni nostri, le passeggiate serali abbracciati attenti a non pestarsi i piedi cercando di morderle un orecchio di sfuggita, oppure i pomeriggi con un casco in mano in su e in giù per il Bisenzio perché nel sotto sella del Kymco tutti e due i coprizucca non ci entrano. E ovviamente m'è saltato fuori un gran sorriso, grosso quanto la bellezza del ricordo. Il passaggio dal ricordo al rimuginarci sopra è stato un attimo, sempre che ci sia stato il passaggio e non stessi già rimuginando fin dall'inizio. E così mi son messo ad analizzare come si forma il distacco: non ti vedi non ti senti non ti cerchi fino a che ti pare naturale che sia così, che anzi, sia strano che non sia sempre stato così. Peccato solo che sai che tutte queste son cazzate grosse come chiese con tanto di campanile. Il fatto è che, girala come ti pare, si sa tutti che alla fine c'è sempre una parte di te in comodato d'uso che non se ne torna al titolare. Come gli asciugamani degli alberghi: alla fine se li prendono sempre insieme alle saponette e alle pantofole usa e getta. E' così. Si può coprire con tante cose, con mille interessi impegni cazzabubbole, ma c'è la parte di te con il marchio. Non se ne va. Ovviamente non si vede. Probabilmente è perché se ne sta sulla schiena e come ti metti con le spalle allo specchio per vederla la parte migra sulla pancia, per tornare sulla schiena come abbandoni la ricerca. Ma sai che c'è. Te la senti addosso. Poi è vigliacca quella zona perché comunque vibra per simpatia come ti rivedi. Fa sempre piacere, un piacere strano, c'è insieme un po' di quel dolore delle cose belle che han lasciato il posto ad altro. Nella misuratezza del gesto e dello slancio c'è tutta l'essenza dell'assurdo: sai di non avere segreti, di essere nudo per lei. Ma adesso non fa più testo, non è più la stessa cosa. E' diverso. E così le guance che normalmente sarebbero state solo il trampolino verso le labbra diventano il punto di approdo. Le parole di circostanza del saluto, impensabile dialogo per chi s'è sempre detto altro, diventano il nuovo registro da tenere. Però lo sai, che se anche l'amore non c'è più, consumato da tutte le cose che non andavano come dovevano, in qualche modo rimani suo. Che ci saranno nuove storie e nuovi amori per tutti, storie importanti, definitive, di quelle che ti strappano via il cuore. Ma sai anche che la mano che ti ha fatto una carezza una volta rimarrà sempre una mano speciale, una mano diversa da tutte le altre. Ci sarà sempre un po' di gioia in più. Ed è allora che si realizza che alla fine il distacco è una grossa cazzata, perché te lo porti dentro il senso di appartenenza. Ci possono essere distanze enormi, passare gli anni, nuove vite che arrivano e cambiare la tua, ma ci sarà sempre un angolo di te con un eterno promemoria di ciò che è stato.


Perché anche se l'amore finisce, il bene rimane.









Ps: grazie a Dave Bonzo Bogani per l'ultima frase. Riesce sempre a dire tutto con il minor numero possibile di parole. Non so come faccia, ma forse è questo l'ultimo segreto di Fatima.

domenica 2 novembre 2008

Quello che rimane di Halloween


Non ero truccato da uomo lupo nonostante il pelo sulle mani, ma da chitarrista zombie del gruppo zombie John Stravolta. Serata grandiosa in quel del Korner. Chi non c'era s'è perso uno dei 10 motivi per stare al mondo. A breve comunque un resoconto. Spero

martedì 28 ottobre 2008

Io e il ciuccellone

Vi presento Niccolò Melani, nato il 13 Agosto di questo interessante 2008. Le foto sono di metà settembre, adesso il pargolo è il doppio. Ma è sempre bellissimo. Tanti complimenti al babbo e alla mamma che nonostante fosse il primo che facevano, l'han fatto proprio proprio bene.